Concerto per pianoforte …a quattromani e in molte direzioni

L’improvvisazione è sempre stata una parte fondamentale della pratica musicale.
Sappiamo dai programmi dei concerti di Liszt e Chopin che erano soliti improvvisare su temi richiesti dal pubblico; Schubert ha trascritto le sue improvvisazioni (rivedute e corrette), creando il genere dell’Improvviso, ma è facile trovare l’improvvisazione in qualsiasi partitura basata sul tema con variazioni, che si tratti di Mozart, Beethoven o Haendel, o nei Preludi di Bach.
Nel novecento la pratica improvvisativa si è incarnata nella musica jazz, con modalità sempre più complesse e sperimentali, ma avvelndosi di una grande novità: la registrazione fonografica.
Nel 1936 Walter Benjamin pubblica “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, saggio che delimita un prima ed un dopo nella creazione artistica, non esclusa quella musicale. Prima della riproducibilità, la musica, per essere udita, poteva solo essere suonata, e questo richiedeva la necessaria perizia tecnica e la conoscenza della notazione musicale: una così diffusa cultura musicale ha senz’altro contribuito allo sviluppo di un linguaggio sonoro complesso ed articolato come quello occidentale. Dopo la comparsa dei sistemi di riproduzione, la fruizione della musica non ha più richiesto necessariamente tali abilità: la musica, soprattutto quella fruita dalle masse, è stata concepita per la riproduzione tecnica, e pensata come un prodotto da vendere, con tutto il correlato di marketing, merchandising ed immaginario. Ma ormai questo panorama è superato dalla sorgente epoca della “prevedibilità tecnica” dell’opera d’arte attraverso l’AI generativa, che in fondo è un’altra forma di riproduzione. L’AI è destinata a sostituirsi agli umani in un gran numero di mansioni che oggi richiedono non solo un buon livello tecnico, ma anche solida cultura e capacità creativa. Già oggi possiamo chiederle di generare immagini in uno stile specifico, o sonetti petrarcheschi; domani potremmo chiederle di progettare una villa neopalladiana o una unità immobiliare nello stile di Le Corbusier. E musica, di qualunque stile e genere. La produzione artistica sta per cambiare nuovamente statuto, e a fronte della sua prevedibilità tecnica” una possibile strada da percorrere è offerta dal suo contrario, l’estemporaneità. Un’arte che non si definisce mai in un modo definitivo, e che esiste solo nel momento in cui si produce. Un’arte dal carattere improvvisativo, appunto.
Queste riflessioni sono state alla base del percorso che abbiamo intrapreso, volto alla ricerca di una forma di improvvisazione a due, basata sull’interazione e sull’ascolto reciproco; una improvvisazione “concertante” che si appropriasse di pratiche storiche e contemporanee con uno sguardo aperto verso la sperimentazione. Un modo di approcciare la partitura come un punto di partenza per la costruzione estemporanea di nuovi edifici sonori, creati e dissolti nota dopo nota, nello spazio di un concerto. Non casualmente il nostro primo lavoro è stato dedicato alle “Lezioni
Americane” di Italo Calvino, concepite proprio come “six memos for the next millennium”.
Ad inizio 2026 il Conservatorio di Cagliari ci ha coinvolti nella rassegna I Grandi Dimenticati, dedicata alla figura di Nino Rota.
La posizione particolare di Rota nella cultura musicale ci è sembrata particolarmente significativa, essendo stato un compositore di solidissima formazione, vissuto in anni cruciali per l’avanguardia musicale internazionale (verso la quale si è collocato in modo estremamente personale), arrivato ad una enorme popolarità internazionale attraverso la “settima arte”. Un musicista che va a collocarsi dunque proprio nella faglia creata dalla cultura di massa, ne accetta la sfida, e trova una sua dimensione creativa.
Il pianoforte ha, nella produzione musicale di Rota, un ruolo centrale. Egli stesso pianista, non fu tentato dalla carriera solistica, ma considerava il pianoforte fondamentalmente uno strumento per la composizione. Dalla letteratura che ha dedicato al pianoforte si evince tanto la profonda conoscenza tecnica della tastiera, quanto quella delle sue capacità espressive, ed in effetti, fino al termine della sua vita, ha continuato a produrre partiture per pianoforte, destinate tanto alla esecuzione solistica
quanto alla didattica. La nostra scelta è stata quella di lavorare sia con la le musiche che hanno fatto di Rota un musicista popolarissimo (La Strada) sia con quelle destinate alle sale da concerto (Preludi per Pianoforte),
nell’idea che non si tratti di due diversi aspetti dello stesso autore, ma del frutto della medesima attitudine alla composizione ed alla ricerca musicale, una ricerca volta a trovare una coerente posizione artistica, culturale e sociale. La musica di Rota è quindi un nuovo punto di partenza per un concerto concepito per la decostruzione e ricostruzione estemporanea, secondo la pratica improvvisativa che costituisce il fulcro del nostro percorso artistico.

Maria Lucia Costa, Guido Coraddu – 2026.

Maria Lucia Costa
Dopo aver vinto il primo premio al concorso internazionale Masterplayers in Germania, la pianista italiana Maria Lucia Costa si esibisce dall’età di 18 anni come solista, in gruppi da camera e con orchestre, in Europa, Stati Uniti, Canada e Africa. Fra i Festival e le prestigiose sale da concerto che l’hanno vista protagonista figurano: Carnagie-Recital-Hall (New-York), Hans-Huber Saal (Basilea), Wandelhalle (Monaco di Baviera) con la Sudbayerische
Philarmonie, First-Art Committee (Toronto), Muzika Festival (Malta), Hiver-Musical (Dijon), Festival Internazionale di Ravello, Festival Internazionale di Alghero, Festival di Villa Simonetta (Milano), Teatro Politeama Greco (Lecce) con l’Orchestra Sinfonica di Lecce, Auditorium “Nino Rota” (Bari) con l’orchestra Sinfonica di Bari, Sala Casella, Teatro Ghione, Palazzo Spada, Castel S’ Angelo (Roma), Museo delle Belle Arti (Alessandria d’Egitto), Università di Pretoria, Festival Internazionale di S.Giulio, Festival di Anacapri, Teatro Lirico di Cagliari etc. Collabora frequentemente con emittenti radiofoniche e televisive nazionali ed estere: sue esecuzioni sono state trasmesse in diretta televisiva dalla Rai, dalla Global Television di Toronto, da Radio3, Radio Vaticana, Radio della Bayerische Rundfunk di Monaco, dalla WXXI Radio Station di Rochester (NY) e dalla Radio Olandese. Maria Lucia Costa prima pianista italiana al Festival “Myra Hess Memorial Concerts” ha suonato a Chicago nel 2000 nella sala Preston Bradley Hall. Il concerto è stato trasmesso in diretta radiofonica dalla WFMT Chicago Fine Arts Channel e via internet.
Ha effettuato un tour di Lezioni-Concerto sul Novecento Storico Italiano negli Stati Uniti che ha incluso 6 Università Americane
compresa la Columbia University di New-York e l’Università di California. Per la Phoenix Classics ha inciso le opere per pianoforte solo e la musica da camera del compositore Ennio Porrino in prima mondiale. La sua formazione comprende oltre al Diploma al Conservatorio di Cagliari-sua città natale- il diploma di perfezionamento pianistico conseguito con il massimo dei voti e la lode all’Accademia di Zurigo dopo aver vinto una borsa di studio della Regione Sarda. Ha studiato a New-York con DorothyTaubman ed
Edna Golandsky. Ha partecipato ad alcune masterclasses tenute da Carlo Zecchi, Halina Czerny-Stefanska, Alexander Bondurjansky,
Karl Heinz Kammerling, Riccardo Brengola e Franco Rossi. E’ autrice del libro “Il corpo è musica: la coordinazione motoria nella
performance pianistica e nella quotidianità” pubblicato dalla casa editrice Libreria Universitaria.
Maria Lucia Costa dopo aver vissuto a Zurigo, Toronto e Roma è tornata recentemente a Cagliari ed è docente di pianoforte al
Conservatorio di Musica essendo vincitrice di concorso per esami e titoli.

Guido Coraddu

Diplomato in pianoforte al Conservatorio di Cagliari ed ha completato i
suoi studi presso il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova dove si è laureato in Ingegneria Elettronica. Dopo aver suonato nei gruppi di MickTaras e Silvano Lobina e, a Siena, con Michelangelo Attardo e Alessandro Anastasi, nel 2000 con il proprio trioha registrato il primo lavoro discografico a suo nome, Trèulas, le cui musiche sono state utilizzate come sigla nella trasmissione radiofonica “Tempus” di Radio Rai. L’anno successivo
ha dato alle stampe la raccolta di brani per pianoforte “Hermosuras”. Per alcuni anni si è dedicato alla scrittura di musiche per la danza ed il teatro, collaborando in particolare con la coreografa Carla Onni.
Nel 2007 da vita alla formazione “Musica ex Machina” assieme a Francesco Bachis (tromba), Mauro Sanna (basso elettrico) e Simone Sedda (batteria). Con questo ensamble usciranno quattro lavori discografici la cui lavorazione ha coinvolto musicisti come Daniele Sepe e Piercarlo Carella ed artisti come Francesco Frongia, Aleksander Svelicek, Andrea Colombu, Monica Costigliola. Nel corso degli anni 2000 si è esibito in numerosi contesti nazionali ed internazionali tra cui le edizioni 2008, 2009 e 2015 dell’European Jazz Expo, le edizioni 2009 e 2010 del Verbier Festival, il Festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz” ed. 2011 e 2014, il festival Forma e Poesia nel Jazz 2014, 2018 e 2021, sempre nel 2021 il Calagonone Jazz Festival, otto edizioni del festival di letteratura applicata Marina cafè Noir (collaborando con artisti quali Marco Rovelli, Louis Sclavis e Roy Paci), il premio letterario “Giuseppe Dessì”, il Salone
Internazionale del Libro di Torino, le Giornate del Contemporaneo a Milano, i festival Cantieri Teatrali di Montevecchio e TeatriOgliastra, i festival cinematografici Cine Incontr’arti (ed. 2006 e 2007), La Magia del Cinema Muto (ed.2018, 2019, 2022), Punto di Vista Film Festival (ed. 2018).
Dal 2006 collabora con il New York Dance Asylum per realizzare – nell’ambito dell’Jchnusa Festival – un progetto originale assieme ad artisti Statunitensi tra cui Victor Seen Yuen, Fred Johnson, Kenny Brawner e Cecilia Smith. Brani di queste esperirenze sono stati utilizzati dalla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?”.
Superato il biennio pandemico, è tornato in pubblico con un nuovo progetto solista: Miele Amaro, antologia delle musiche degli autori sardi di jazz, presentato in anteprima nel 2021 al “Calagonone jazz Festival” e al Festival “Forma e Poesia nel Jazz”. Nel maggio del 2022 esce il CD “Miele Amaro” (WMusic), a cui è seguito un tour che ha toccato numerose città italiane per arrivare a presentare il disco in diretta a Radio 3 nella trasmissione “La Stanza della Musica” e a New York nel 2023. In tre anni Guido Coraddu si è esibito in oltre 50 concerti toccando tra gli altri il festival dell’Aquila “il Jazz Italiano nelle Terre del Sisma” del 2022, diverse edizioni dei Festival Piano City di Milano, Pordenone, Napoli e Palermo, in Umbria per la stagione invernale della Fondazione Festival dei due Mondi di Spoleto ed al teatro di Amelia, in Puglia a Bari, Ceglie Messapica, Martina Franca, ed ancora in Sardegna, al festival di Sant’Anna Arresi, nei teatri di Berchidda, Elmas, Macomer, San Gavino Monreale, al museo Nivola, alla Biennale d’arte contemporanea presso la Stazione dell’Arte di Ulassai, e presso la sede della fondazione Ilisso a Nuoro e della Fondazione Cambosu ad Orotelli.

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