Villaggio

L'associazione Villaggio Normann

Un laboratorio di rigenerazione urbana e sociale.

Sperimentare buone pratiche da replicare in altri villaggi minerari della Sardegna.

Normann è un singolare laboratorio di rigenerazione urbana e sociale promosso dall’omonima associazione che ha costruito una rete di partenariato di cui fa parte il Comune di Gonnesa, Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, l’Università di Cagliari, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, l’Agenzia Regionale Forestas, la Fondazione di Sardegna, l’associazione Giuseppefraugallery, l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Cagliari. 

A questi si sono uniti ricercatori e appassionati, scuole e ordini professionali, artisti e volontari in uno sforzo progettuale orientato a definire e sperimentare buone pratiche da applicare in altri villaggi minerari della Sardegna.

Il villaggio prende il nome da Edward Normann, direttore della miniera negli anni compresi tra il 1867 e il 1881 e scopritore dell’omonimo giacimento.

La storia

Difficile ricostruire la storia esatta di questo pugno di case immerse tra i pini e i lecci che, in origine, dovevano ospitare uffici e magazzini della società mineraria e la residenza di alcuni impiegati.  Con il passare del tempo gli uffici si sono trasferiti a valle presso la miniera di San Giovanni dove si era spostata la principale attività produttiva e gli immobili esistenti furono riconvertiti in abitazioni.



A queste se ne aggiunsero altre e il minuscolo villaggio conobbe anche i primi servizi. La società Gonnesa Mining Company Ltd, applicando la regola allora vigente della separazione tra classi, destinò il villaggio ai dirigenti e i quadri, lasciando ai minatori le case operaie nella vicina miniera di San Giovanni e del borgo operaio di Ceramica, l'odierna Bindua. 

L’insediamento fu costruito tra la fine diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo dalla società Gonnesa Mining Company Ltd.

Attualmente Normann è una piccola frazione del Comune di Gonnesa situata sul confine amministrativo con il comune di Iglesias.

Il villaggio

Dal punto di vista urbanistico è una zona F turistica ma si tratta di un vero e proprio centro matrice, un esempio interessante e originale di archeologia industriale. Nel secolo scorso la frazione è stata sede di diversi servizi tra i quali una scuola elementare e una Stazione dei Carabinieri.  Tra gli edifici pubblici spiccano la casa del Direttore, conosciuta come “Villa Stefani” la chiesetta dedicata a San Giovanni Battista, la foresteria degli scapoli, lo spaccio e il circolo impiegati.



Questi edifici raccontano, mediante architetture originali, le vicende societarie che videro succedersi diverse proprietà e con esse uomini d’affari stranieri e tecnici provenienti dalle migliori scuole europee. Il villaggio ospita oggi una ventina di nuclei familiari ospitati in case ex minerarie, ormai acquistate dai residenti.

Il nucleo abitato, situato alla quota di 180 metri s.l.m. si affaccia, con una vista mozzafiato, sul bellissimo Golfo del Leone e sulle sue spiagge.

Casa del direttore, nota come Villa Stefani

 Paradossalmente gli unici edifici di proprietà pubblica sono in grave stato di abbandono, sebbene siano quelli meritevoli di maggior tutela: due di questi, la villa del Direttore e lo Spaccio Circolo impiegati, sono stati dichiarati dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali della Sardegna “di interesse culturale, storico e artistico particolarmente importante ai sensi dell’art.10 comma 1 del D.Lgs. 22/01/2004 n.42 e s.m.i.”