Superando il nucleo abitato di Normann si può raggiungere, attraverso una tranquilla strada sterrata, il belvedere di Normann. Il percorso è breve: 300 metri immersi nel verde degli antichi pini e dei lecci che lentamente stanno riconquistando terreno.
Lungo il tragitto, da percorrere a piedi, si possono osservare dall’alto gli stabili una volta destinati agli impiegati scapoli. Poco più avanti si incontra il deposito dell’acqua potabile, edificio ancora in funzione che accoglie, nel muro di contenimento, il bellissimo murale denominato “L’Erbario di Normann”.
Dopo poche decine di metri la vegetazione si ritira ed appare il belvedere di Normann: uno spazio che si affaccia con una visuale bellissima sul panorama circostante. Innanzitutto colpisce il mare azzurro del Golfo del Leone. Poi lo sguardo focalizza la palude di Sa Masa, le imponenti falesie calcaree del Monte San Giovanni e infine il profilo delle alture che dal mare si dirigono verso la città di Iglesias.
Per anni in stato di abbandono, ricoperto da erbacee e utilizzato come discarica, il Belvedere negli ultimi anni era stato ripulito e restituito alla comunità dai volontari dell’associazione “Villaggio Normann OdV” in collaborazione con il comune di Gonnesa.
Una volta interdetto al traffico veicolare il luogo era diventato una meta per i visitatori e la sede naturale per alcuni eventi culturali e di divulgazione scientifica. Queste attività hanno aiutato a far riemergere il Genius loci facilitando l’incontro tra l’ambiente naturale, la storia dei luoghi insieme a quella degli esseri umani e degli animali che hanno conosciuto lo sfruttamento dell’attività mineraria.
Un luogo simbolico in cui natura, storia e paesaggio si possono tessere insieme attraverso l’arte, la cultura e la socialità. Il viale sterrato che porta al Belvedere era già stato oggetto di un intervento di riqualificazione: il muro dell’acquedotto, prima sporco e vandalizzato con scritte xenofobe e razziste, ha accolto il murale “L’erbario di Normann”, realizzato dal collettivo Giuseppefraugallery insieme ai volontari e ai bambini e alle bambine delle scuole primarie.
Da queste immagini si può apprezzare la mutazione del luogo. Anche in questo caso si è trattato di un intervento “dal basso” che ha comportato la raccolta e lo studio, da parte dei bambini, delle essenze arboree presenti nell’areale di Normann, la realizzazione dei bozzetti e la loro trasposizione nel muro opportunamente preparato.
Il crescente afflusso di persone che visitavano il Belvedere e la numerosa partecipazione agli eventi organizzati dall’Associazione, avevano evidenziato i pregi ma anche le criticità del luogo. Prima dell’intervento di riqualificazione l’area del belvedere sembrava più uno spiazzo degradato destinato al parcheggio e per anni lo è stato perché ogni luogo, se non governato, viene consumato o violentato.
Se all’abbandono aggiungiamo i resti delle fondamenta in cemento di un serbatoio dell’acqua, il visitatore percepiva la sensazione di incompiutezza, la mancanza di sintonia con la straordinaria bellezza del paesaggio.
Nei visitatori, al netto del panorama mozzafiato, rimaneva un senso di abbandono e di incompletezza: avrebbero voluto contemplare più a lungo il paesaggio, sdraiarsi a guardare il cielo o, dopo il tramonto, le stelle. Sarebbe stato un posto ideale per leggere un libro, fare un picnic, magari assistere a uno spettacolo di danza, un monologo teatrale, un concerto d’archi, una rassegna di poesie o semplicemente ascoltare le confidenze umane e la voce della natura.
L’associazione Villaggio Normann, nello spirito della Convenzione di Faro, è perciò intervenuta con semplici azioni di pulizia e riqualificazione che hanno riqualificato il belvedere rendendolo più gradevole, più fruibile, più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello economico e sociale.
Per far questo si è tenuto conto del valore aggiunto che apporta il linguaggio del contemporaneo nella comprensione, nella reinterpretazione e nell’assemblaggio di prodotti e contenuti culturali preesistenti. Un linguaggio capace di connettere, per capillarità, esigenze e codici diversi: nei servizi culturali come nelle componenti sociali e istituzionali.