Geologia

Inquadramento geografico e note geologiche della Miniera di San Giovanni

La miniera di San Giovanni è ubicata a circa quattro km a WSW dalla città d’Iglesias (Sardegna Sud Occidentale) lungo la SS 126, che costeggia il Rio San Giorgio.

Morfologia
Le strutture minerarie sono insediate sul versante sud della valle del Rio San Giorgio, che, morfologicamente, rappresenta l’ala meridionale della sinclinale d’Iglesias. Il Monte San Giovanni, oggetto di coltivazioni minerarie, presenta una conformazione a sella allungata in direzione NE-SW ed è sormontato da due cime (P.ta Is Ollastus e P.ta sa torre), allineate anch’esse lungo la direttrice NE-SW ed elevate, rispettivamente, di 431 e 424 m slm.

La zona è caratterizzata da una morfologia aspra ed impervia a forte acclività e con pareti verticalizzanti lungo la falda SW; mentre la parte NE è rappresentata da una morfologia più dolce e un declivio di versante ben diluito.
Le parti sommitali, denominate “altopiano”, sono caratterizzate da ampie superfici peneplanate, testimonianza delle azioni d’erosione, prolungatesi per tempi lunghissimi, e successive ingressioni marine d’età triassica, seguite da dislocazioni che non hanno tuttavia cancellato la morfologia antecedente.

Nel Monte San Giovanni vari cicli di processi carsici sono stati responsabili dell'origine di uno dei più bei sistemi di grotte naturali, il più antico e il più singolare della Sardegna e di tutta Europa: la Grotta di Santa Barbara.

Litologia

Le litologie del rilievo sono quelle classiche delle formazioni carbonatiche della serie cambrica dell’Iglesiente, nota col nome di Gruppo di Gonnesa (ex F.ne del Metallifero) e rappresentate da una sequenza costituita, in situazione di giacitura verticale, da Sud a Nord.

Dolomia rigata
La Dolomia rigata (F.ne S. Barbara) è costituita da dolomie e primarie e metacalcari di colore grigio scuro, ben stratificati, microcristalline caratterizzate da ripetizioni cicliche di facies costituite da originari fanghi carbonatici stratificati; strutture algali (stromatoliti) stromatoliti laminate con pseudomorfi di gesso o anidride; e/o brecce da disseccamento; localmente sono presenti livelli colitici o a pellets, anche silicizzati, e noduli di selce.

Calcare Ceroide e calcari neri
Il Calcare Ceroide e e i calcari neri (F.ne S.Giovanni) seguono lateralmente le dolomie. E’ costituito da metacalcari massicci di colore grigio, a grana finissima, presentano frattura concoide, generalmente mal stratificati e costituito alla base da facies scure e laminati; verso l’alto, i calcari gradualmente diventano bianchi laminati o grigi “a fiamme”. La sequenza dei calcari è fortemente rappresentativa pari a circa il 50 % dell’intera formazione carbonatica.

La Dolomia Grigia (F.ne S. Giovanni), d’aspetto macrocristallino, all’interno della quale si rinvengono cavità di dissoluzione in forma di gesso, o anidrite, oltre a cristalli idiomorfi di gesso.

Quarziti
Nella parte più occidentale affiorano allineamenti di depositi silicei (denominati Quarziti) che, dalla letteratura, sono riconducibili ad episodi d’alterazione superficiale, di rocce più ricche in silice, per dissoluzione dei carbonati e ricementazione per parte di silice secondaria.

La sequenza carbonatica
La sequenza carbonatica è delimitata, attraverso l’interposizione dell’orizzonte dei calcari nodulari (ex calcescisti), sul quadrante settentrionale, da rocce prevalentemente d’origine terrigena, costituenti la F.ne di Cabitza (oggi Gruppo di Iglesias) e che rappresentano il nucleo della Sinclinale di Iglesias.

Tettonica

Strutturalmente, la zona, è condizionata dagli eventi deformativi che hanno determinato l’assetto strutturale dei terreni cambrici e che sono stati individuati da diversi autori in quattro diverse fasi.

Morfologia

Fase Sarda: piegamenti a largo raggio secondo direzioni E-W antecedenti alla trasgressione Ordoviciana.
Prima fase Ercinica: ripresa e accentuazioni delle precedenti deformazioni.
Seconda fase Ercinica: Intense deformazioni con assi circa N-S e con una filiazione penetrativa di piano assiale molto inclinata.
Terza fase Ercinica: pieghe con direzioni assiali variabili associate ad una debole deformazione.

Le faglie

Faglia di Gonnesa: è una faglia diretta, attribuita alla fase sarda, di diversi km e nella zona in oggetto corre in direzione N-S costeggiando la parte occidentale del rilievo.
Faglia di Punta sa Torre: è interpretata come un ringiovanimento tardo caledonico afferente al sistema della faglia multipla di Gonnesa; ha una direzione impostata NW-SE nella parte settentrionale, che passa a NE-SW nella parte meridionale

 

Gli stress derivanti dai movimento deformativi succedutisi, hanno originato un diffuso sistema di faglie e fratture; nell’ambito della concessione di San Giovanni le faglie maggiori, note anche attraverso i lavori minerari.

Faglia di monte S. Giovanni
Questa faglia, subverticale e di direzione ENE-WSW, sul terreno si segue abbastanza agevolmente a partire dalla Faglia di S. Antonio fìn oltre la Faglia di Gonnesa. Ben nota anche in sotterraneo, suddivide l’intero monte in due compartimenti allungati secondo la direzione NE-SW, conferendo al rilievo la caratteristica conformazione a sella. <br>Per quanto concerne l’età, è sicuramente post-caledonica, poiché sposta la Faglia di Gonnesa e la Faglia di Punta sa Torre; inoltre il ruolo determinante che ha esercitato agli effetti dell’attuale morfologia rende verosimile l’assegnazione di essa alla tettonica alpina piuttosto che a quella ercinica. In corrispondenza di essa frequenti sono le zone brecciose e le cavità carsiche spesso mineralizzate a galena argentifera.

Le altre faglie

Faglia di Colonna 8: si tratta di una faglia a cucchiaio, cioè di una superficie concava di distacco, avente immersione a Nord e che ha determinato lo scivolamento in basso di un intero blocco facente parte dell’altopiano.
Faglia di S. Antonio: è una faglia con direzione NNE-SSW con immersione a ENE di circa 60°. E’ situata sul fianco EST del monte S. Giovanni e lungo la sua direttrice, in superficie, è impostato un allineamento di antichi scavi; in sottosuolo è stata riscontrata fino al livello -150. L’età della faglia è attribuita al corrugamento Alpino.
Faglia di Biasterria: E’ situata ad Est della precedente e come la precedente ha una direzione NNE. – SSW; anch’essa è attribuita alla tettonica Alpina e lungo il suo tracciato superficiale si riscontrano una serie di antichi piccoli scavi per galena.

 

Faglia di Nicolay: questa faglia, posta nella parte orientale, fa parte di un gruppo di faglie analoghe con direzione NE-SW; probabilmente riconducibili al ciclo Alpino.

Filone S. Luigi e filone Burra”

Sono presenti, e definiti in carta geologica come filoni di calcite, delle grandi fratture denominate “filone S. Luigi e filone Burra”; ambedue hanno direzione NE-SW immergenti a SE e sono identificate per lunghezze intorno al mezzo chilometro. In queste fratture, con potenza variabile da uno a quattro metri, il riempimento è costituito maggiormente da calcite spatica e frequentemente da galena argentifera, tale da conferire il tipico aspetto della mineralizzazione “ricchi argento” di seguito menzionata.