Documenti d’archivio

Normann: il villaggio e la storia

Spunti di ricerca tratti dai documenti d'archivio

Sezione curata da Daniela Aretino, archivista paleografa.

L'identità di un luogo, come quella delle persone, dei gruppi familiari, delle comunità, prende sfumature e connotazioni vivide quando la ricerca storica ne svela origini, dettagli e anche, perchè no, curiosità.

Il presente lavoro, che vorrebbe costituire un punto di partenza per ulteriori ricerche ed approfondimenti, è il frutto di una ricerca, breve ma intensa e tutta da completare, fra i documenti di diversi archivi:
• Archivio storico comunale di Iglesias
• Archivio comunale di Gonnesa
• Archivio storico delle miniere IGEA
• Archivio scolastico Istituto Comprensivo “P. Allori” di Iglesias
• Il sito web di genealogia “Family search”

Le tematiche affrontate riguardano in particolare:


1) Il nome del villaggio Normann con alcune informazioni relative al personaggio che si pone all’origine di tale denominazione, la sua funzione, il suo legame con la Società mineraria che operò nella zona di San Giovanni (nel territorio dei comuni di Iglesias e Gonnesa) ed alcune curiosità in merito alla sua attività.

2) La popolazione del territorio sempre all’interno delle pertinenze dei due comuni.
3) La lenta e multiforme attestazione dell’esistenza e della identità del Villaggio fino ai giorni nostri.
4) Le scuole e la vita delle comunità che, in modo più o meno costante, vi accedevano.

La Gonnesa Mining Company Limited

Fig. 1 - La Gonnesa Mining Company Ltd risulta avere, in una carta risalente al 1871 circa, una sede (in piazza Municipio) e persino un ospedale. ASCI (Archivio Storico Comunale di Iglesias), I Sez., b. 123.

Il nome, come anche la storia, del villaggio Normann è strettamente legato alla vicina miniera di San Giovanni nei pressi dell'omonimo "monte".

A seguito della Legge mineraria degli Stati sabaudi del 1840 (che entrò pienamente in vigore in Sardegna solo nel 1848, dopo che si era realizzata la “perfetta fusione” tra l’isola e gli stati di terraferma appartenenti ai Savoia) la facilità di ottenimento delle concessioni minerarie richiamò nell’isola numerosi imprenditori, in particolare liguri e piemontesi e nacquero le prime Società con lo scopo di sfruttare i promettenti giacimenti sardi. 

L’Iglesiente, insieme all’Arburese-Guspinese, divenne il più grande fulcro dell’attività di queste Società che permearono, con la loro attività, tutta la storia recente di questi territori.

L’area denominata “San Giovanni di Gonnesa” venne data in concessione alla Gonnesa Mining Company Limited nel 1867 e ciò determinò, col tempo, un importante intervento antropico sul paesaggio: strade, costruzioni e impianti si fusero con l’ambiente circostante, modificandolo anche in modo rilevante nel corso degli anni.
Capitale non sardo, come la maggior parte delle Società minerarie operanti in Sardegna (2), la Gonnesa Mining Company Ltd risulta avere, in una carta risalente (fig. 1 e 2) al 1871 circa, una sede (in piazza Municipio) e persino un ospedale (probabilmente nei locali della vecchia e ormai sconsacrata Chiesa di San Sebastiano), entrambi in “coabitazione” con una società “sorella” denominata “Italian and Spanish Mining Company”.

Fig. 2 - ASCI (Archivio Storico Comunale di Iglesias), I Sez., b. 123.

 1 – Secondo la nuova legge chiunque poteva richiedere l’autorizzazione ad effettuare ricerche minerarie; era richiesta l’autorizzazione scritta del proprietario del fondo su cui si intendeva svolgere la ricerca ma, se il proprietario del fondo si opponeva alla ricerca ed il rifiuto non era ritenuto adeguatamente argomentato, il Prefetto poteva procedere d’ufficio alla concessione dell’autorizzazione. L’unico obbligo che competeva al concessionario era quello di versare all’erario il 3% del valore dei minerali estratti e di risarcire i proprietari dei fondi per i danni arrecati. 

2 – Una significativa eccezione è rappresentata dall’imprenditore sardo Giovanni Antonio Sanna, che nel 1848 ottenne una concessione perpetua su circa 1200 ettari situati nella zona di Montevecchio. Non tutte le Società che nacquero in questo periodo avevano le capacità tecniche per operare sul mercato, molte di esse fallirono, altre si fusero dando origine a Società più grandi e più solide.

(fig.3)

Negli anni precedenti, a partire dal 1861, furono redatti e poi aggiornati i cosiddetti registri di popolazione, derivanti dal primo censimento dell’Italia unita e proprio in uno di questi troviamo attestata la presenza, nella cosiddetta Piazza Maggiore di Iglesias, (odierna Piazza Lamarmora) di una convivenza intestata al direttore mineralogico Richard Rickard (uno fra i primi dirigenti della Società Gonnesa Mining a San Giovanni).

Il foglio di censimento (fig.3) comprende, oltre al chimico Zaccaria Williams, al cuoco Perria ed al servo Granella, anche Edoardo Normann, indicato come segretario ed alla cui figura fa riferimento il nome del cantiere a bocca del quale si sviluppò, in seguito, l’insediamento residenziale dell’odierno Villaggio Normann.

Fig.4

La Società ebbe proprio nel 1865 un incremento del capitale, come testimoniato da un biglietto azionario (Fig.4) emesso nel giugno di quell’anno per 40 azioni societarie.

Le vicende altalenanti che videro come oggetto la zona di San Giovanni

La sintesi: (1).

In seguito alla legge mineraria del 1859 (2) l’attività estrattiva in Sardegna ebbe notevole impulso.
Probabilmente una prima domanda per la ricerca di minerale fu avanzata da Adriano Pasquale Cartau come risulta da una interessante serie di registri, conservati presso l’Archivio storico di Iglesias, nei quali, in maniera più o meno corretta e costante,

furono annotate le pratiche minerarie ed i passaggi burocratici che esse seguivano nella seconda metà dell’Ottocento: presentazione della domanda, inoltro alla Prefettura o Sottoprefettura, pubblicazione, registrazione di opposizioni da parte di terzi, rinvio e restituzione delle domande, nuove pubblicazioni, concessione dei decreti e molto altro.

 1 Lo schema per le seguenti informazioni, poi arricchite dai riferimenti ai documenti dell’Archivio Storico Comunale di Iglesias, è fornito dalla tesi di laurea del dott. Emanuele Figus, “Habitat minerari: la miniera di San Giovanni tra restauro e riqualificazione”, Università degli Studi di Cagliari, Facoltà di Ingegneria civile, Istituto di Architettura, Cattedra di rilievo e restauro dei monumenti, A.A. 1990-1991, Relatore Prof. Arch. Tatiana Kirova. E dalla ricerca di Sergio Secchi.

2 Legge 20 novembre 1859, n. 3755 in Raccolta degli atti del Governo di S. M. il Re di Sardegna, v. 28, p.3, Torino

In uno di questi registri (fig. 5) intitolato “1854. Registro della continuazione dei Permessi di esplorazioni mineralogiche” troviamo la notazione seguente:

Fig. 5 ASCI, I Sez., b. 1006, f. 1.

Si rimettevano ancora due proteste del Sig. Paolo Nicolay di Genova e dei Sig.i Ing.e Giov. Eyquem e Prospero Christin, in opposiz(ion)e alle dimande del Sig. Adriano Cartau per ricerca di minerale in S. Giovanni e Montioi territorio d’Igl(esias)”(4).

Da ciò si rileva che una prima domanda era stata presentata dal Cartau che ebbe modo comunque, nonostante le prime opposizioni, di effettuare alcuni lavori di ricerca, lasciando in eredità al luogo la denominazione, che si trova poi in numerosi documenti successivi, di “Ponte Cartau” per la zona bassa del successivo permesso di San Giovanni, ora all’ingresso del villaggio minerario omonimo (frazione di Iglesias).

Tra il 1859 ed il 1861 vi fu una continua disputa per le concessioni dei lavori di ricerca ed esplorazione nella zona, alla quale continuarono a prendere parte soprattutto l'ingegner Keller e l'impresario Nobilioni che fin dal 1854 avevano ottenuto il permesso di stabilire nella vicinissima località denominata "Funtanacoperta" una laveria di minerale piombifero utilizzando le acque del rio che vi scorreva, laveria poi passata in mano della Società della Regia Miniera di Monteponi.

La concessione per San Giovanni fu rilasciata a varie riprese a Nobilioni e Keller fino a quando, nel 1864 essa fu acquisita dalla società inglese “Gonnesa Mining Company Limited”, costituitasi a Londra e i cui i principali azionisti sono: George Henfrey, che ne è anche il rappresentante, e la John Taylor and sons (società inglese specializzata in prospezioni minerarie). I nuovi proprietari avviano con successo la coltivazione del giacimento calaminare misto a galena argentifera denominato “Santa Barbara” situato nell’altipiano del monte San Giovanni. In questi anni inoltre Henfrey fa costruire a Morimenta, vicino a Gonnesa, una laveria meccanica e una fonderia per trattare i minerali di San Giovanni e quelli poveri della vicina miniera di Monteponi.

Nel 1865 il Ministero dell’agricoltura, industria e commercio, decretava scoperta e concessibile la miniera di galena argentifera del monte di San Giovanni di Gonnesa su richiesta di Henfrey, rappresentante della Gonnesa Mining.
Nel 1867 la “Gonnesa Mining Company Limited” ottiene la concessione definitiva. I lavori minerari si ampliano con la coltivazione dei cantieri Henege o Heneage e Normann (in seguito chiamati rispettivamente ‘’Contatto’’ e ‘’Ricchi in Argento’’), situati nella parte nord occidentale del monte, dedicati a Edward Normann vice direttore dei lavori e a Richard Heneage Taylor della John Taylor and sons, amministratore della Gonnesa Mining Company .

I dirigenti della miniera in quel periodo sono: Richard White Rickard (dal 1863 al 1871) direttore dei lavori inglese della Cornovaglia ed Edward Normann svizzero di Zurigo,ai quali si aggiunge il chimico inglese Zacharias Williams che, come già visto, figurano residenti a Iglesias dal 1863.

4 Il decreto si trova nel ricchissimo archivio dell’ex Distretto minerario della Sardegna che, dal 1872, ebbe sede continuativamente a Iglesias. Nella dichiarazione di scoperta si fa riferimento al processo verbale di ricognizione da parte dell’ingegnere del Distretto minerario, in cui si trovano elementi interessanti relativamente alla situazione esistente in quell’anno e dovuta ai lavori precedenti. Una interessante descrizione del sito, dei lavori esistenti, della situazione complessiva si trova anche nella Relazione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni dell’industria mineraria sarda del Deputato Sella nel 1871: “Sulle condizioni dell’industria mineraria nell’isola di Sardegna”, Relazione alla Commissione parlamentare d’inchiesta per Quintino Sella, Firenze, Tipografia Eredi Botta, 1871.

5 Come testimoniato dai cosiddetti Annali del Distretto ossia gli Annali del Ministero di agricoltura, industria e commercio. Questa pubblicazione, nata nel 1870 e divenuta nel 1891 la Rivista del Servizio minerario, rappresenta il primo periodico di divulgazione economica, tecnica e scientifica in tema di miniere, ricco di dati statistici su produzione, ricerche minerarie, scoperte, infortuni nelle miniere e nelle cave, applicazione delle leggi riguardanti il lavoro e l’industria, espropriazioni, misure sanitarie, assistenziali e previdenziali: ciò grazie anche alla riproduzione delle relazioni degli Ispettori dei Distretti minerari. Fra i primi numeri di questa pubblicazione (conservata in copia anche presso l’Archivio Storico Comunale di Iglesias) si trova un “repertorio” delle concessioni e permessi minerari vigenti al primo gennaio 1860 con l’aggiunta di quelle accordate dal 1860 al 1875. In questo figura anche la concessione definitiva di San Giovanni.

La popolazione

La definizione del territorio di San Giovanni, in merito alla sua suddivisione fra i due comuni di Iglesias e Gonnesa, non è stata sempre pacifica ed assodata ed ovviamente ciò si rifletteva anche sulla vita della popolazione mineraria che vi si stanziò.

Nell’Archivio storico di Iglesias si conservano i registri di popolazione riportanti i dati del primo censimento dell’unità d’Italia. Oltre alle varie vie all’interno della città risultano censiti anche altri siti che potremmo già definire nuclei dei villaggi minerari: Nebida, Masua, Monteponi e, per quanto riguarda il territorio a confine con Gonnesa, anche Monti Onixeddu, sito minerario molto più vicino al paese di Gonnesa che a Iglesias.

L’indicazione per Monti Onixeddu ha la specificazione della località “Seddas de Ghilleri” e comprende in tutto i fogli di famiglia e convivenze dal n. 1346 al n. 1360

Dall'esame di tutti i fogli di famiglia emergono elementi costitutivi della storia dei villaggi minerari sorti in questo periodo in Sardegna: convivenze che vedono uniti minatori provenienti dal nord Italia (Aosta, Bergamo, ma anche Emilia Romagna), in quel periodo più esperti nell'attività di miniera rispetto agli agricoltori e pastori sardi, lavoranti sardi a supporto di costoro e qualche nucleo familiare proveniente, in questo caso, da Villamassargia e Villacidro.

Per la località San Giovanni è indicativo che non esistano fogli di famiglia del Comune di Iglesias (anche se resterebbe da verificare la situazione per il censimento di Gonnesa): potremmo affermare che, in epoca così “remota”, non vi fossero vere e proprie residenze. Basti pensare che, per il vicinissimo villaggio di Bindua (che vedrà un notevole sviluppo solo diversi decenni più tardi) si trovano due fogli di convivenza entrambi costituiti da tegolai non sardi. La località infatti fu conosciuta con il toponimo di Ceramica ad indicare l’attività industrale prevalente.

 

In realtà nei cosiddetti “Annali” del Distretto minerario sardo, la concessione mineraria accordata con Regio decreto del 13 febbraio 1867 alla Società Gonnesa Mining Company Limited, per piombo argentifero, risulta individuata col nome di “San Giovanni di Gonnesa” nei Comuni di Iglesias e Gonnesa.
Per questa miniera ci viene in aiuto il sito Web Family Search in cui è possibile consultare, tra moltissimi documenti, le digitalizzazioni di molti registri di anagrafe (ufficio istituito nel 1866) relativi all’ufficio di Stato civile di Gonnesa ed inviati, a suo tempo, in copia al Tribunale di Cagliari dove alcuni anni fa sono stati digitalizzati e messi online. E qui, tra i primissimi morti registrati, troviamo proprio quelli deceduti in miniera, nello stabilimento di San Giovanni.

Sono presenti poi diverse convivenze di numerosi minatori in quelli che, come in altri siti analoghi, vennero chiamati "cameroni", stanzoni adibiti a luogo di ricovero per i lavoranti immigrati da lontano.

Fig. 7

È il caso di un decesso avvenuto “per causa violenta alla miniera San Giovanni di Gonnesa, Pozzo n. 2 Galleria Vittorio Emanuele, nel dopopranzo del giorno 6 maggio 1867, per il quale il pretore di Iglesias comunica l’autorizzazione al seppellimento presso il cimitero di Gonnesa. Ma ve ne sono moltissimi altri notificati direttamente dalla Miniera al Comune di Gonnesa. Alcuni di questi documenti lasciano aperti anche alcuni interrogativi. 

Fra gli allegati degli atti di morte, per esempio, si trova un “avviso di decesso” (fig.7) proveniente proprio dalla Miniera di San Giovanni I e datato 13 febbraio 1868.

Si tratta della morte di una bimba di circa due mesi che, così si scrive, è stata seppellita “in codesto stabilimento”. L’interrogativo è d’obbligo: vi era dunque un qualche luogo di sepoltura anche a San Giovanni, magari solo per i bambini?

Nello stesso periodo però capitava che alcune nascite avvenute presso la Miniera di San Giovanni venissero denunciate e registrate ad Iglesias, proprio perchè il confine tra i due Comuni passava tra le abitazioni o non era ben chiaro.

In questo atto (fig.8) la casa della neonata è “posta nella Miniera di San Giovanni, territorio di questo comune, limitrofo a quello del Comune di Gonnesa”. Alla dichiarazione di nascita, effettuata dal neopapà, sono presenti due testimoni: un impiegato della miniera di Monteponi ed un “caporale” della miniera di San Giovanni.

Fig.8

Una sorta di corto circuito fra Comuni deve essere accaduto anche in occasione del censimento del 1936. Fra i documenti iglesienti infatti si trova un piccolo registro (fig.9) intestato al Comune di Gonnesa.

Si tratta dello “Stato di sezione provvisorio” in cui si annotano, facendoli firmare, i capifamiglia presso i quali sono state consegnate le schede del Censimento stabilito per l’aprile di quell’anno. In questa frazione di censimento figurano località quali: Monte Scorra, Canali Bingia, Punta Mezzodì, Terras Nieddas, Fontanamare, Porto Paglia ed anche Stazione Monteponi. È chiaro che i fogli di censimento, in questo caso, siano stati consegnati dagli addetti del Comune di Gonnesa ma in località che appartenevano al Comune di Iglesias.

Fig.9

Lo stesso censimento del 1936 a Iglesias rileva molte famiglie e convivenze per la Miniera San Giovanni ed i suoi "casali" accanto ai vari cantieri della miniera:

Indirizzo

Fogli di famiglia/convivenze

Persone

Miniera San Giovanni Bia Sterria

15

88

Miniera San Giovanni Casale S. Antonio

13

60

Miniera San Giovanni Casale S. Giovanni

24

139

Miniera San Giovanni Laveria vecchia

14

73

Miniera San Giovanni

24

113

Miniera San Giovanni Pozzo Baccarini

3

18

Località San Giovannino

8

40

Ai quali è possibile aggiungere anche Monte Meu (con 2 fogli di famiglia per 5 persone).
Poco distante sorgeva anche il villaggio minerario di Monte Scorra che, sebbene segnalato come “Monte Scorra (Gonnesa)”, risulta nel censimento di Iglesias (8 fogli per 32 persone).

Un discorso a parte merita il villaggio minerario di Seddas Moddizzis che, sempre nel censimento del 1936, risulta suddiviso in ben otto denominazioni, oltre alla semplice Seddas Moddizzis: Laveria, Belgrano, Borgata Diana, S. Antonio, Borgata San Filippo, Casale Maria Cani, Monte Oi, Località San Giorgio.

La scuola

Scuola di San Giovanni in miniera - anno 1958 - maestra Bonaria Scanu

Le Società minerarie che diedero vita ai villaggi minerari si occuparono anche, in tempi e modi diversi e non sempre per scopi umanitari, di fornire diversi servizi che ovviassero al problema della distanza di tali centri dalle città occupandosi quindi pian piano di abitazioni, ambulatori, ospedali, del tempo libero e anche della scuola.

Dalle relazioni raccolte durante i lavori della “Commissione parlamentare d’inchiesta sulla condizione degli operai delle miniere della Sardegna” (1) riusciamo a sapere che a San Giovanni nel 1906, al momento di una prima rilevazione tramite questionari, non esisteva alcuna scuola ma che il Comune di Gonnesa ne avrebbe presto istituita una che avrebbe cominciato ad operare dall’ottobre 1907 (2). Nello stesso tipo di questionario per le miniere di Monte Oi-Monte Onixeddu, Monte Scorra e Monte Agruxiau sappiamo che non esistevano scuole (3).
Ma nei questionari relativi alle amministrazioni comunali (4), rilasciati poco tempo dopo risulta che, alla domanda se esistano scuole comunali sul sito delle miniere, Iglesias risponde di averne due miste a S. Benedetto e Acquaresi mentre a Nebida ne esistono due mantenute a spese dell’amministrazione mineraria. 

L’amministrazione comunale di Gonnesa invece attesta di avere una scuola comunale a San Giovanni per le sole classi inferiori.

Grazie alla documentazione conservata nell’archivio storico dell’Istituto Comprensivo P. Allori di Iglesias si può ricostruire, inizialmente a grandi linee poi più dettagliatamente, la storia delle scuole del villaggio minerario di San Giovanni, riuscendo anche a dedurre che un primo edificio scolastico fosse costruito nella zona alta (quella che poi, in seguito sarebbe stato chiamata frazione Normann) sotto la piena amministrazione del Comune di Gonnesa. In un secondo momento, molto probabilmente a partire dal 1940 la scuola fu trasferita nella zona bassa che competeva al comune di Iglesias.

Significativi per contenuti e curiosità sono i registri scolastici, la serie dei quali, per San Giovanni (almeno vista la documentazione conservata e a noi pervenuta) comincia in realtà con un “Verbale e registro degli esami di compimento” dell’anno scolastico 1913-1914 per le scuole elementari pubbliche della Frazione di San Giovanni nel comune di Gonnesa.

In questo documento rileviamo il nome dell'insegnante (che troveremo ancora a lungo in queste scuole) Giannetta Zara in Bassani (5), la data degli esami (nei primi giorni di agosto) ed il prospetto degli alunni esaminati, approvati e non approvati.

1 Commissione parlamentare d’inchiesta sulla condizione degli operai delle miniere della Sardegna, Atti della Commissione, Tip. della Camera dei Deputati, Roma 1910-1911, 4 voll.
2 Ibidem, vol. IV, pg. 112, punto 43.
3 Ibidem, pg. 104-109 e114-117.
4 Ibidem, pg. 267 e segg.
5 Fra i documenti del censimento del 1936, nell’archivio storico di Iglesias, appare residente alla miniera di San Giovanni con una figlia scolara che, al momento del censimento, risulta residente a Cagliari.

La serie dei registri scolastici continua poi con un "registro unico" per la prima elementare nell'anno scolastico 1919-1920. Il documento contiene, dopo uno specchietto statistico di cui si riportano i dati qui sotto, le "schede" degli alunni ed alunne con indicazioni biografiche, assenze, voti e risultati finali.

Età degli iscritti

M

F

Tot

Dai 6 ai 9 anni

19

22

41

Dai 9 anni ai 12

5

2

7

Dai 12 anni ai 15

 

1

1

Oltre 15 anni

   

Totali

24

25

49

Non frequentanti

4

9

13

Frequentanti

20

16

36

Risultano tutti abitanti a San Giovanni tranne uno proveniente dalla vicina Monte Scorra e, sotto la guida della maestra Zara, 11 risultano “dispensati dagli esami” perché hanno raggiunto la sufficienza
Le professioni del genitore degli alunni iscritti risultano le seguenti:

41 operai, un calzolaio, un caporale, un infermiere, una guardia, un carrozziere, uno stradino e due figli di padre ignoto.

Nello stesso anno scolastico è attestata anche l'esistenza della classe seconda e della terza, sempre sotto la guida della maestra Zara, con i seguenti numeri e con la presenza di alcuni figli di impiegati.

2a elementare

 

3a elementare

Età degli iscritti

M

F

Tot

 

Età degli iscritti

M

F

Tot

Dai 6 ai 9 anni

2

2

4

 

Dai 6 ai 9 anni

2

2

4

Dai 9 anni ai 12

11

6

17

 

Dai 9 anni ai 12

1

5

6

Dai 12 anni ai 15

3

2

5

 

Dai 12 anni ai 15

 

3

3

Oltre 15 anni

    

Oltre 15 anni

   

Totali

16

10

26

 

Totali

3

10

13

Non frequentanti

1

1

2

 

Non frequentanti

 

1

1

Frequentanti

15

9

24

 

Frequentanti

3

9

12

Nei registri unici dell’anno scolastico 1920-1921 si segnalano almeno due novità. La prima è la comparsa di un timbro (fig.10) che ricorrerà anche in seguito con l’intestazione della scuola ed il secondo è la testimonianza (fig. 11) dell’apertura, in quell’anno delle cosiddette scuole “dell’Opera Nazionale”, alle quali passano immediatamente tutti i maschi iscritti, che vengono depennati dalla maestra anche nel prospetto statistico iniziale.

Fig. 10
Fig. 11

Nel luglio del 1922 l’ingegner Vittorio Gnech, che sarà figura importante della Società Pertusola che gestirà la miniera di San Giovanni per molto tempo, chiede che il proprio figlio Giacomo possa sostenere l’esame per il passaggio dalla classe 2a alla 3a presso la scuola di San Giovanni ed infatti il bambino risulterà nel registro scolastico dell’anno successivo, ottenendo volti molto alti.

Fig. 12

Negli anni successivi i registri mostrano anche una realtà del periodo relativa ai bambini ossia il fatto che spesso essi abbandonavano la scuola perché iniziavano a lavorare. L'annotazione della maestra "ritiratosi per andare al lavoro" induce alla riflessione soprattutto nel momento in cui si noti che l'età del ritiro da scuola si attestava intorno ai 12-14 anni, tanto per i bambini che per le bambine.

Nel 1922-23, con l’adozione di nuovi moduli per il registro scolastico, vengono introdotte ulteriori informazioni sui bambini relativamente allo sviluppo fisico, a quello intellettuale ed alla moralità e disciplina con giudizi decisamente figli del periodo: intelligentino, poco intelligente, niente intelligente…
L’ambiente di miniera visto attraverso gli occhi delle maestre, emerge nelle “relazioni finali” (fig.13), dove, oltre a dare informazioni sulla propria persona, esse forniscono notizie sulla scuola e sulla attività didattica svolta.

“Siamo in miniera. Quindi, se consideriamo le abitudini e i vizi che in gran parte rovinano tutti i nostri operai e consideriamo l’abbandono in cui vengono lasciati i bambini da parte dei genitori (costretti, nel più dei casi, al lavoro ambi due) è certo che le condizioni fisiche intellettuali e morali degli alunni, non sono delle migliori. Quando poi alle condizioni di moralità delle famiglie (che per di più sono indolenti e apatiche per tutto quanto può riguardare la scuola), aggiungiamo quello dell’ambiente, non dissimile da tutti gli altri centri di miniera, potrà ben capirsi quali siano le condizioni morali e intellettuali dei bimbi e delle bimbe che frequentano la scuola.
Data poi la distanza, non certo piccola, che separa gli alunni dalla scuola (alcuni debbono percorrere anche 2 km quasi), la frequenza non può essere certo regolare come la maestra desidera, ciò specialmente nei periodi del rigore invernale e dei grandi caldi estivi. A nulla in questi casi valgono le insistenze della maestra per ottenere la frequenza.

Con amorevolezza sincera, con sollecite cure, ho ottenuto dai miei alunni la disciplina, abbastanza confortevole ma altrettanto posso dire del profitto che è appena buono, quantunque siano stati massimi gli sforzi da parte dell’insegnante. E a ciò contribuiscono varie cose. Prima di tutto l’aggiunta della 4a alla fine di dicembre, quindi ad anno un po’ inoltrato, poi l’unione delle due classi 3a e 4a con l’orario minimo di 3 ore, e quindi assolutamente impossibile poter svolgere il programma in tutte le sue parti e con le debite applicazioni per essere appreso dai fanciulli, mentre io potei solo, specialmente in queste due classi, accennare affrettatamente e passare avanti per poter toccare tutti i punti del programma.
Condizioni materiali ed igieniche delle scuole: aula.
Lunghezza m. 10, larghezza m. 3,75, altezza m. 3,40, superficie metri2 37,5, posizione buona quantunque d’estate non vi si possa addirittura stare per il gran caldo.
Arredamento e materiale didattico: 18 quadri murali, quadro del re, crocefisso, globo terracqueo, armadio, tutti in buonissime condizioni”. (A.S. 1923-1924).

Fig.13