Flora

Il bosco

Il villaggio è circondato da una pineta impiantata dalla miniera nei primi anni del Novecento. Un polmone verde nato per offrire migliori condizioni di vivibilità ai residenti e consolidare le falde della montagna ormai spogliate dallo sfruttamento industriale e civile del bosco. Questa è circondata, a sua volta, da una folta vegetazione mediterranea che sta riconquistando il territorio a suo tempo strappatogli dall'attività dell'uomo.

La pineta

Costituita da un bosco centenario di Pinus alepensis (Pino d’Aleppo).
Oltre ad avere una funzione ben precisa dal punto di vista idrogeologico, la pineta veniva sfruttata dai tecnici minerari per l’estrazione della resina. Osservando gli alberi più datati si può vedere una cicatrice nella corteccia. È ciò che resta dell’incisione da cui si estraeva la resina che veniva poi utilizzata per ridurre lo slittamento delle cinghie di trasmissione dei macchinari di miniera, dalle laverie ai pozzi di estrazione.

La macchia mediterranea

Costituita da una folta macchia-foresta costituita da Quercus ilex (Leccio), Phillyrea latifolia (Fillirea), Rhamnus alaternus (Alaterno), Olea europea var. Sylvestris (Olivastro), Arbutus unedo (Corbezzolo), Pistacia lentiscus (Lentisco), Myrtus communis (Mirto), Cistus monspeliensis (Cisto di Momtpelier), Cistus salvifolius e specie lianose quali clematidi, smilace, rubia. Nella parte alta verso il belvedere è presente un bosco di lecci dove cresce lo scorzone nero o tartufo estivo.


La macchia bassa
Costituita prevalentemente da olivastri, lentischi, filliree, calicotome, euforbia, cisto, corbezzolo, mirto, eriche, rappresenta lo stadio evolutivo della garìga.

La garìga è una formazione vegetale costituita da arbusti bassi, pulvinati o prostrati e piante erbacee perenni e annue. E' il primo stadio della macchia che per prima ha colonizzato i terreni devastati dal fuoco e quelli sterilizzati dalle discariche minerarie.

Piante ornamentali

Il verde ornamentale costituiva uno degli elementi distintivi della classe sociale. Nei giardini più semplici si trovavano rari elementi, generalmente di specie autoctone, in quanto si preferiva dedicare lo spazio alle coltivazioni cortilizie. I giardini dei dirigenti erano invece caratterizzati da piante esotiche.

Il velo da sposa

Lo stabile abitato dalla famiglia Figus ha ospitato i primi uffici di direzione e il magazzino. Nel suo giardino è ancora presente un rampicante Polygonum baldschuanicum. Questa pianta vigorosa, che in tarda estate si ricopre di fiorellini bianchi, è conosciuta con il nome popolare di “velo da sposa”. Tutto attorno prospera l’Ipomoea, un altro rampicante (parente stretto della patata americana) che con il suo portamento e la sua generosa fioritura imbutiforme di un vivace colore blu, crea scorci suggestivi nei giardini privati del villaggio.

L’albero del paradiso

Da citare la presenza dell’Albero del Paradiso ovvero Ailanthus altissima pianta di bell’aspetto specie originaria della Cina e delle Molucche, importata in Italia attorno al 1770, per alimentare il lepidottero Samia cynthia (Drury, 1773), che avrebbe dovuto sostituire il baco da seta Bombyx mori, minacciato da varie epidemie; nel 1800 se ne piantarono centinaia di migliaia di esemplari, ma il risultato commerciale con la “bombice dell’ailanto” fu negativo. Le miniere lo utilizzarono per ancorare le scarpate avendo un apparato radicale robusto.

La palma

Gli alberi di palma costituivano una sorta di insegna per indicare lo stato altolocato dell’immobile e dei suoi abitanti. Nei villaggi minerari le palme indicavano al viaggiatore l’edificio della direzione o degli uffici. Normann aveva una bella dotazione di palme ormai decimate dal punteruolo rosso. Il giardino del direttore sfoggiava diverse palme Phoenix canariensis. Tutto attorno vi era una siepe di Euonimus japonicus (evonimo) e diverse mimose. I muri di recinzione in mattoni con faccia a vista erano ricoperti da rampicanti di edera e vite americana.

Gli Orti

L’economia di sussistenza dei minatori prevedeva diversi modi per integrare il modesto salario erogato dalla miniera. Oltre alla raccolta della legna per il fuoco, era possibile coltivare dei piccoli appezzamenti di terreno messi a disposizione da alcune società minerarie ai “dipendenti più meritevoli”. Queste esperienze episodiche vennero generalizzate nei centri di fondazione del ventennio perchè pensati da architetti che progettarono gli orti come pertinenze ordinarie delle case operaie. 

Il coltivare era uno dei pochi saperi che derivavano dalle esperienze acquisite dagli uomini e dalle donne prima del loro ingresso in miniera.  Nell’immagine parte di una relazione della direzione della miniera alla proprietà francese in cui si descrivono queste attività all’interno dei terreni della miniera. 

Questa è la traduzione del paragrafo:

“i terreni attorno alla miniera sono affittati a un pastore per 500 lire all’anno. Alcuni operai possiedono dei giardini vicino alle case in locazione. Esisteva anche un grande giardino chiamato giardino dell’amministrazione. È stato diviso in piccoli lotti che saranno attribuiti ai migliori operai della Miniera. Era la sola parte da prendere poiché le condizioni in cui si presenta non ci avrebbero permesso di coltivarla con opportunità di profitto”.

Donne che lavorano nei campi - Collezione Oscar Sanna