La Bandiera della Repubblica

Progetto di arte partecipata di Marta Fontana con le donne del Villaggio Normann e dell'ANPI di Iglesias

Il progetto guarda in modo simbolico e poetico, oltre che comunitario, a quel germogliare della coscienza e forza politica femminile nel contesto dell’instaurazione della Repubblica e della definizione della Costituzione italiana. Una forte presenza femminile contribuì attivamente all’affrancamento dal fascismo, partecipò sostanzialmente all’individuazione dei principi fondamentali della Costituzione: sovranità popolare, democrazia, uguaglianza, giustizia, libertà, laicità, dignità umana, ripudio della guerra, tutela dei diritti inviolabili degli uomini e delle donne, tra cui il diritto al lavoro, tutela delle minoranze e del paesaggio.

Il progetto vuole essere, anche attraverso il pensare e il fare condiviso, stimolo e riflessione per una rinnovata consapevolezza delle donne nell’ambito della vita attiva in società, in politica e nel lavoro, e vuole manifestarsi nel territorio odierno con due segni tangibili condivisi.

La prima azione del progetto, pensato in due fasi, ha visto la collaborazione corale delle donne nella realizzazione di un’opera itinerante, in carico all’artista, che sarà ospitata temporaneamente, in diverse occasioni, presso enti sensibili ai suddetti principi costituzionali, a livello nazionale ed internazionale. Il titolo  di quest’opera è stato deciso da tutto il gruppo di donne, partendo dalla proposta dell’artista: La bandiera della Repubblica (come è citata nel decreto del 19 giugno 1946 e nell’articolo 12 della Costituzione).

L’opera nasce dal recupero di un tricolore sabaudo degli anni ’20, un vessillo di lino di grandi dimensioni appartenuto a Luciano Sgobbi, nonno di Marta Fontana e primo podestà di Berra. Esposta originariamente sulla facciata di una casa privata in assenza di palazzi istituzionali, la bandiera ha attraversato un secolo di storia: dall’entusiasmo socialista alla disillusione verso il fascismo, fino al lungo oblio in bauli e cantine che ne hanno segnato la trama con macchie e logorio.

Questa premessa storica si intreccia con la svolta del 19 giugno 1946, quando il Decreto Legislativo Presidenziale sancì la nascita della Repubblica ordinando la rimozione dello stemma sabaudo.

Durante il processo creativo, il fare manuale è divenuto uno spazio di dialogo per riflettere sulla democrazia e sulla parità di genere. Il gesto di imprimere e cucire simboleggia così la conquista del voto femminile: un diritto acquisito che è stato, al contempo, il motore fondamentale per la nascita della Repubblica Italiana.

L’opera, esposta pubblicamente il 3 giugno,  diverrà opera itinerante capace di narrare con forte valenza simbolica questa esperienza e i valori  fondanti che l’hanno ispirata.

Dopo cento anni dal suo primo utilizzo, il logoro tessuto familiare è diventato lo spazio di un intervento artistico corale: le impronte ceramiche di un gruppo di donne, legate da fili di rame, sono andate a sovrapporsi all’antico stemma monarchico, cancellandolo. Il progetto ha così trasformato la memoria privata in un manifesto pubblico, celebrando nel segno del voto femminile la vera impronta costituente della nostra Repubblica. Per fare questo si è creato un laboratorio temporaneo in un ambiente di miniera significativo, luogo di incontro del fare partecipato.

Il retro della bandiera è stato fissato e rinforzato con orbace nero, tessuto autarchico simbolo dell’epoca fascista, che affiora dai fori creati dalle tarme sul fronte. Questa struttura permette di sostenere il peso delle impronte ceramiche, mentre sul retro appare la trama di punti tricolori derivata dal paziente lavoro di cucito.

Tutta la realizzazione dell’opera, fin dalle prime fasi, è stata seguita dagli studenti del Master in Regia e Produzione di Documentari dell’Università di Cagliari. Il laboratorio di reportage, formato da tre troupe, ha  documentato passo dopo passo la nascita dell’opera di Marta Fontana e delle donne che hanno potuto esprimere le loro emozioni e raccontare le proprie storie. Il laboratorio è stato diretto dal  docente Nicola Baraglia, regista documentarista e responsabile del progetto. Clicca qui per vedere un breve estratto del reportage.

LA PRESENTAZIONE: 80 ANNI DI RES PUBLICA

Un grande evento culturale tra arte partecipata, memoria storica e cinema per celebrare l’azione femminile nella nascita della Costituzione Repubblicana.

In occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il 3 giugno 2026 è stata presentata l’opera partecipata durante una coinvolgente  manifestazione culturale. L’evento, ricco di appuntamenti, ha offerto al pubblico un percorso articolato in tre momenti principali che hanno spaziato dall’arte visiva al reportage, fino al grande cinema d’autore. Inizialmente previsto all’aperto nel Villaggio Normann, per motivi meteo si è spostato nel Villaggio minerario di Monteponi nel bellissimo edificio industriale di Pozzo Sella messoci fraternamente a disposizione dall’omonima associazione.

L’opera d’arte partecipata “La Bandiera della Repubblica”:
L’apertura della manifestazione ha visto la presentazione pubblica dell’opera corale e comunitaria, realizzata dall’artista Marta Fontana in collaborazione con l’associazione Villaggio Normann OdV. La curatela artistica è di Maria Grazia Messina, già professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea presso le Università di Venezia e Firenze e già membro del comitato scientifico del Museo del Novecento di Milano. Il progetto, seguito anche da Rita Pamela Ladogana, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Cagliari, ha preso vita grazie al coinvolgimento attivo delle donne del Villaggio Normann e dell’ANPI di Iglesias che, insieme all’artista, hanno lavorato su una grande bandiera italiana di cento anni fa, appartenuta al nonno materno dell’artista.

La presentazione pubblica

L’artista visiva Marta Fontana presenta pubblicamente l’opera realizzata con le donne del Villaggio Normann e dell’ANPI di Iglesias. 

Se vuoi conoscere meglio l’artista clicca qui

Intervento di Antioco Floris, professore ordinario nel settore scientifico-disciplinare Cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali, presso il Dipartimento di Lettere, lingue e beni Culturali dell’Università di Cagliari e Presidente della Facoltà di Studi umanistici. Il professor Floris ha partecipato anche in veste di direttore del Master in Regia e produzione di documentari dell’Università di Cagliari.

Il pieghevole

La memoria delle Madri Costituenti

E’ stato poi il momento dell’approfondimento storico con la mostra dedicata alle Madri Costituenti. Realizzata dall’ANPI e curata da Luisa Sassu, dirigente dell’ANPI Provinciale di Cagliari che frequenta le scuole per parlare delle donne della Resistenza, delle Madri della Costituzione e degli itinerari della democrazia.

E’ stata lei a  illustrare con passione e competenza  i principali contenuti della mostra,  restituendo centralità alle 21 donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946.

Il racconto visivo e il cinema:
La parte finale dell’evento ha unito didattica, territorio e cinema. 

Il reportage

E’ stato proiettato in anteprima un estratto del reportage realizzato dagli studenti del Master in Regia e Produzione di Documentari dell’Università di Cagliari, che hanno documentato passo dopo passo la nascita dell’opera partecipata “La Bandiera della Repubblica”. Il video, molto emozionante, ha riassunto le fasi di costruzione dell’opera intrecciando la storia della bandiera con quella dei luoghi e delle donne che hanno contribuito alla sua realizzazione.

La proiezione è stata  introdotta dal regista documentarista e docente responsabile del progetto, Nicola Baraglia.

Clicca qui per vedere un estratto del reportage

Il film d’autore

La serata si è conclusa  con la proiezione del bellissimo film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”.

La pellicola è stata introdotta da Moreno Pilloni, direttore del Centro Servizi Culturali della Società Umanitaria di Carbonia.

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