Cavallo di miniera
Tutta la vita ti tennero al buio.
E come te, per secoli, i tuoi padri.
Ora ti dicono verità a cui non credi,
ti portano alla luce, ma tu non vedi.
T’accecò il buio, cavallo di miniera,
e tu sei quieto.
(Gerardo Vacana – Cavallo di miniera – 1974)
Se nei tempi più remoti nelle miniere lavoravano prevalentemente gli uomini liberi o gli schiavi, con l’avvento delle rivoluzioni industriali anche gli animali entrarono a pieno ritmo nel lavoro minerario. Si andava dai piccoli uccelli o dai roditori che, posti in gabbiette al livello del suolo, avevano l’ingrato compito di morire per primi in presenza di gas o veleni, permettendo così agli esseri umani di mettersi in salvo, fino ai gatti e ai cani che venivano utilizzati per tenere cacciare i topi e per cercare i dispersi nelle gallerie.
All’esterno, per la movimentazione del minerale si utilizzavano anche dei buoi che trainavano pesanti carri poi soppiantati dall’avvento delle locomotive e delle ferrovie.
I cavalli e i muli
I veri protagonisti tra gli animali di miniera furono però i muli e i cavalli che trainavano i vagoni all’interno delle gallerie diventando dei veri e propri compagni di lavoro per i minatori ai quali alleggerivano notevolmente la fatica.
Le cronache, la storia e la letteratura raccontano molte storie dei cavalli di miniera. La più famosa è certamente quella narrata da Emile Zola in Germinal:
“Era Battaile, quello lì, il più anziano della miniera; un cavallo bianco con dieci anni di servizio a quella profondità. Da dieci anni, Battaile viveva in quel buco, senza aver rivisto il sole; occupando nella scuderia sempre lo stesso posto, percorrendo, nell’adempimento del suo dovere, sempre le stesse gallerie.”
(Germinal, Parte Prima, Capitolo Quinto)
Lavorando sempre o prevalentemente al buio i cavalli diventavano quasi tutti ciechi. Era una condizione abbastanza comune al punto che il cantante Domenico Modugno scrisse una canzone struggente che si intitolava “Cavallo cieco della miniera”.
Anche nelle nostre miniere i cavalli rimasero in servizio fino alla metà degli anni ’50 del Novecento poi soppiantati dai locomotori. Alcuni animali rimasero in servizio nei piazzali esterni e per i servizi generali. A San Giovanni Miniera il cavallo Bosano venne seppellito nel 1957 mentre l’asino di nome “Celentano” continuò per anni a trainare il carretto che ritirava i rifiuti dalle case dei dipendenti della Pertusola.

