Gli animali di miniera

Cavallo di miniera

Tutta la vita ti tennero al buio.

E come te, per secoli, i tuoi padri.

Ora ti dicono verità a cui non credi,

ti portano alla luce, ma tu non vedi.

T’accecò il buio, cavallo di miniera,

e tu sei quieto.

(Gerardo Vacana – Cavallo di miniera – 1974)

Se nei tempi più remoti nelle miniere lavoravano prevalentemente gli uomini liberi o gli schiavi, con l’avvento delle rivoluzioni industriali anche gli animali entrarono a pieno ritmo nel lavoro minerario. Si andava dai piccoli uccelli o dai roditori che, posti in gabbiette al livello del suolo, avevano l’ingrato compito di morire per primi in presenza di gas o veleni, permettendo così agli esseri umani di mettersi in salvo, fino ai gatti e ai cani che venivano utilizzati per tenere cacciare i topi e per cercare i dispersi nelle gallerie.

All’esterno, per la movimentazione del minerale si utilizzavano anche dei buoi che trainavano pesanti carri poi soppiantati dall’avvento delle locomotive e delle ferrovie.

I cavalli e i muli

I veri protagonisti tra gli animali di miniera furono però i muli e i cavalli che trainavano i vagoni all’interno delle gallerie diventando dei veri e propri compagni di lavoro per i minatori ai quali alleggerivano notevolmente la fatica.

In alcune miniere i cavalli entravano e uscivano ogni giorno e in altre venivano imbragati e calati nei pozzi dai quali uscivano solo da morti.
Dell’uso dei cavalli c’è già traccia della più famosa tra le antiche stampe di tecnica mineraria "De re metallica libri XII" di Georgius Agricola (1556). In basso si vede persino un cane che tira dei sacchi, probabilmente vuoti.

Le cronache, la storia e la letteratura raccontano molte storie dei cavalli di miniera. La più famosa è certamente quella narrata da Emile Zola in Germinal:
“Era Battaile, quello lì, il più anziano della miniera; un cavallo bianco con dieci anni di servizio a quella profondità. Da dieci anni, Battaile viveva in quel buco, senza aver rivisto il sole; occupando nella scuderia sempre lo stesso posto, percorrendo, nell’adempimento del suo dovere, sempre le stesse gallerie.” 
(Germinal, Parte Prima, Capitolo Quinto)

Cavallo di miniera a Montevecchio

Lavorando sempre o prevalentemente al buio i cavalli diventavano quasi tutti ciechi. Era una condizione abbastanza comune al punto che il cantante Domenico Modugno scrisse una canzone struggente che si intitolava “Cavallo cieco della miniera”.

Anche nelle nostre miniere i cavalli rimasero in servizio fino alla metà degli anni ’50 del Novecento poi soppiantati dai locomotori. Alcuni animali rimasero in servizio nei piazzali esterni e per i servizi generali. A San Giovanni Miniera il cavallo Bosano venne seppellito nel 1957 mentre l’asino di nome “Celentano” continuò per anni a trainare il carretto che ritirava i rifiuti dalle case dei dipendenti della Pertusola.

L’asino Celentano con ziu Vittoriu Mura a San Giovanni Miniera(anno 1963 collezione privata)
Carri a buoi davanti al Pozzo Sella di Monteponi - ASCI
cavallante con mulo - Miniera di Monteponi - ASCI
cavalli trainano un convoglio minerario su Decauville - ASCI