Bosano era un cavallo di miniera che operò per decenni nella miniera di San Giovanni. Il suo racconto ci giunge dal decano dei nostri volontari, Ninni Mocco, figlio del fabbro della miniera che, per questo, svolgeva anche le funzioni di maniscalco. Bosano era un grosso cavallo da lavoro conosciuto da tutti per la sua stazza imponente ma anche per il carattere deciso al punto di influenzare le decisioni dei cavallanti: non si faceva ferrare, passava solo su alcuni percorsi e non trainava più di sette vagoni indipendentemente dal fatto che fossero pieni o vuoti. Il fabbro Emanuele Mocco costruì una sorta di casco antinfortunistico per non far sbattere le teste dei cavalli sulle travi che armavano le gallerie e anche degli schermi per gli proteggergli gli occhi quando passavano dal buio alla luce accecante del sole. Per questi accorgimenti ottenne anche un premio dalla società Pertusola.
Negli anni ’50 del ‘900 Bosano venne sostituito dai locomotori e per qualche anno continuò a svolgere servizi esterni trainando un carro fino a quando venne messo definitivamente in pensione. Nel 1957 morì e venne seppellito nel belvedere di Normann. Non sappiamo il perché di questa scelta ma ci piace pensare che, almeno da morto, gli si sia voluta restituire la luce e il paesaggio che gli erano stati preclusi in vita.
Se nei tempi più remoti nelle miniere lavoravano prevalentemente gli uomini liberi o gli schiavi, con l’avvento delle rivoluzioni industriali anche gli animali entrarono a pieno ritmo nel lavoro minerario. Si andava dai piccoli uccelli o dai roditori che, posti in gabbiette al livello del suolo, avevano l’ingrato compito di morire per primi in presenza di gas o veleni, permettendo così agli esseri umani di mettersi in salvo, fino ai gatti e ai cani che venivano utilizzati per tenere cacciare i topi e per cercare i dispersi nelle gallerie…Continua

