Spaccio Dopolavoro impiegati ​

Spaccio o Dopolavoro impiegati (F. NCEU 5 mappale 244 sub 1,2,3,4)

L’edificio sorge ai piedi del pendio in corrispondenza dell’ingresso al Villaggio Normann, appare ben integrato nel paesaggio e con gli edifici adiacenti, grazie ai sentieri laterali e a piccole scalette che consentono inoltre di percorrere tutto il perimetro esterno della costruzione che, a causa della pendenza dell’area di sedime, si sviluppa su diversi livelli che in alcuni casi sono indipendenti tra loro.

La sua edificazione risale agli inizi del secolo scorso anche se nel tempo ha subito diversi rimaneggiamenti e l’accorpamento di un volume sul fronte posteriore. La pianta, di forma approssimativamente rettangolare, è composta dall’aggregazione di due fabbricati adiacenti intervallati da un disimpegno interno.
Alla quota più bassa troviamo l’edificio dell’ex spaccio/cantina che si distribuisce su due piani, con due fronti sul lato strada, questi ultimi sono caratterizzati da prospetti lineari e continui su due piani con un varco centrale di ingresso nel paramento principale. Tutte le finestre, ad arco a tutto sesto, sono dotate nel piano inferiore di grate e sovrapporta a raggiera in ferro battuto nella parte lunettata.

Tutti gli infissi in legno, contraddistinti da un forte livello di degrado in seguito all’azione del tempo, grazie alla loro pregevole fattura contribuiscono a interrompere insieme ai cornicioni marcapiano, la monotonia dei prospetti.
La muratura in pietrame locale di varia pezzatura è interamente intonacata con malta di calce e presenta un basamento di circa 4 metri molto robusto, il cui perimetro aumenta man mano ci si avvicina al piano di campagna, si individuano poi dei rinforzi con mattoni pieni negli stipiti e nelle arcate in corrispondenza delle aperture. Superiormente corre una fascia di coronamento che in parte maschera la falda del tetto a capanna con orditura in legno e manto in tegole marsigliesi ormai completamente crollato.

La proprietà è pubblica (IGEA SpA, società in house della Regione Sardegna) ed è acquisibile gratuitamente dal Comune di Gonnesa e dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ai sensi della legge regionale 4 dicembre 1998 n.33.

Attualmente il complesso è caratterizzato da uno stato di abbandono che ha contribuito alla sua decadenza, evidentemente non si capisce come lo stesso costituisca una importante testimonianza dell’attività mineraria nell’iglesiente e in quanto tale molto meritevole di essere salvaguardato.

Alla quota più alta, nella parte retrostante del lotto, si individua il secondo fabbricato adiacente e comunicante con il precedente, che è di fattura più modesta ed è stato costruito in tempi successivi a quello antistante, probabilmente durante il periodo di maggiore produzione della miniera che portò a un aumento del numero dei dipendenti. Le tecniche costruttive sono tipiche degli anni trenta del novecento, con murature in laterizio intervallate da aperture ampie e rettangolari ed unici elementi estetici di rilievo nel paramento esterno che pare lineare è intonacato con malta di calce. Si sviluppa su due piani scanditi da solai in cemento armato compreso quello della copertura orizzontale.

Gli spacci aziendali erano molto diffusi nei villaggi minerari perché offrivano l’unico servizio commerciale ai residenti consentendo alle aziende di recuperare parte dei salari erogati attraverso il sistema del truck system, un metodo in cui i dipendenti venivano pagati in materie prime o con gettoni aziendali, piuttosto che con denaro standard. Ciò costringeva i dipendenti a spendere i propri guadagni presso lo stesso datore di lavoro che, in assenza di concorrenza, praticava dei prezzi più alti. Allo stesso modo i dopolavoro (in questo caso un circolo impiegati), offrivano un servizio ricreativo ai dipendenti ma, di fatto, consentivano all’azienda di tenere aggregati i propri dipendenti e di veicolare indirizzi e direttive. Non a caso questo dopolavoro durante il ventennio assunse il ruolo di Casa del Fascio.

L’immobile è stato dichiarato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali della Sardegna “di interesse culturale, storico e artistico particolarmente importante ai sensi dell'art.10 comma 1 del D.Lgs. 22/01/2004 n.42 e s.m.i.”.