Villa Stefani

Casa del direttore o Villa Stefani. (F. NCEU 5, Mappale 22, sub 1.2)

La proprietà è pubblica (IGEA SpA, società in house della Regione Sardegna) e sarebbe acquisibile gratuitamente dal Comune di Gonnesa e dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ai sensi della legge regionale 4 dicembre 1998 n.33.
Nel 2010 è stata dichiarata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali della Sardegna “di interesse culturale, storico e artistico particolarmente importante ai sensi dell’art.10 comma 1 del D.Lgs. 22/01/2004 n.42 e s.m.i.”.

Realizzata dalla società mineraria Pertusola Limited nel primo ventennio del ‘900. La denominazione deriva dal cognome degli ultimi due direttori: Pietro Stefani ed Enrico Stefani, rispettivamente padre e figlio.

La costruzione

La costruzione, voluta da Lord Thomas Alnutt Brassey, amministratore delegato della società Pertusola Ltd, ricorda le abitazioni aristocratiche del nord Europa con uno schema architettonico tipicamente anglosassone. Si tratta di una tipologia costruttiva di pregio che ben rappresenta la separazione in classi tipica della società a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Infatti i villaggi minerari erano ben distinti tra quelli destinati ai dirigenti e agli impiegati e quelli destinati agli operai.

L’edificio si affaccia su una piccola piazza, in posizione distaccata e panoramica rispetto al resto del villaggio, alle vicine miniere e al golfo del Leone. Si sviluppa su due piani più una bella mansarda con un tetto impreziosito da molti comignoli in mattoni. La pianta è quadrata. L’accesso avviene attraverso un portone principale sulla facciata e/o un ingresso di servizio sul retro.

La villa è ubicata nel cuore del villaggio minerario di Normann, situato al centro dell’omonimo giacimento minerario che a sua volta prese nome dall’ingegnere minerario Edward Normann, scopritore del giacimento e direttore della miniera di San Giovanni dal 1867 al 1881.

La copertura è a capanna con orditura in legno e manto in tegole marsigliesi di laterizio. La villa è in stato di abbandono dal 1976, anno in cui andò via l’ultimo direttore residente e le condizioni di degrado in cui versa impongono un intervento urgente di salvaguardia del bene.

L'interno

All’interno, al pian terreno, si aprono una serie di ampi ambienti dalla forma rettangolare collegati da due corridoi: attraverso una importante scala a U si accede ai piani superiori, alla zona notte e alla mansarda. Da un lato del fabbricato, attraverso una serie di gradini, si accede all’ingresso posteriore, comunicante con una serie affiancata di vani destinati presumibilmente alle attività della servitù.

La struttura

La struttura portante è costituita da muri realizzati con pietra da taglio, con piani scanditi da solai in calcestruzzo armato: l’esterno è intonacato con malta di calce e le modanature sottolineano la sagoma delle aperture mentre una cornice marcapiano, pregevolmente sagomata, scandisce i primi due piani dal sottotetto. Le aperture esterne, rettangolari e contraddistinte da ampie luci, sono poste su tutti i fronti, impreziositi dalla presenza di due bei balconi, uno nel paramento principale e uno in quello laterale, che guardano verso il panorama mozzafiato che circonda la villa.

La straordinaria posizione immersa nella natura, il patrimonio di archeologia mineraria di cui è ricco il monte San Giovanni, la tipologia edilizia mitteleuropea che testimonia le vicende societarie e le contaminazioni culturali connesse all’epopea mineraria in Sardegna, rendono questo edificio particolarmente meritevole di salvaguardia, restauro e riuso.