Sinossi
«Se una giornalista torna in una bara da un paese in guerra, sicuramente sarà stata uccisa perché aveva fatto uno scoop, se invece dopo essere stata rapita torna a casa viva, beh, allora se l’era andata a cercare».
Giuliana Sgrena se l’è andata a cercare raccontando la violenza e la sopraffazione nei più importanti conflitti degli ultimi trent’anni, dando al giornalismo di guerra anche un punto di vista femminile.
Giuliana Sgrena è stata per quasi trent’anni inviata speciale in tutti i maggiori conflitti: dall’Algeria all’Iraq, dalla Somalia all’Afghanistan, dalla Siria all’Eritrea. I suoi articoli hanno raccontato un mondo dove la guerra stava tornando a essere non più un’eccezione ma la normalità. Dove regimi autoritari reprimevano e violentavano i propri popoli, dove gli stati fallivano, dove gli interventi di peacekeeping dei paesi occidentali si risolvevano in fallimenti e fughe precipitose. Si è esposta in prima linea per svelare le grandi falsificazioni dei governi e dei giornalisti embedded: dalle violenze commesse da chi avrebbe dovuto esportare la democrazia ai traffici osceni che ogni guerra porta con sé.
A emergere in questo libro sono soprattutto gli incontri con donne e uomini straordinari, o il ricordo di colleghi, come Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, che hanno pagato con la vita la loro volontà di testimonianza. E, naturalmente, c’è il peso che tutto questo lascia nella propria esistenza: per Giuliana soprattutto il rimorso per la morte di Nicola Calipari, colui che l’aveva liberata dal sequestro di un gruppo islamista in Iraq e che venne ucciso da un soldato americano sull’auto che li stava portando all’aeroporto di Baghdad.
Per anni, alla sindrome del sopravvissuto si è accompagnata l’accusa, da parte del mondo tutto maschile del giornalismo di guerra, di ‘essersela andata a cercare’, perché una donna non avrebbe dovuto essere lì. E questo libro è proprio la rivendicazione, con orgoglio, di una vita spesa – da donna – in prima linea.
Immagini curate dal laboratorio di fotografia dell’associazione Remo Branca
Resoconto della serata
“Chi non ha sofferto non ha imparato; è per questo che la nostra società, che rifiuta sistematicamente la lezione della sofferenza, è una società profondamente ignorante, che premia e onora gli ignoranti. Ma chi ha provato e pensato il dolore ha acquisito la vera conoscenza, il cui nome è saggezza”. Queste bellissime parole di Vito Mancuso riassumono la testimonianza di Giuliana Sgrena durante la presentazione del libro “Me la sono andata a cercare”, curata da ArgoNautilus. Guidata dalle domande di Eleonora Carta, la scrittrice ha raccontato al pubblico del Villaggio Normann intense e dolorose esperienze della sua lunga esperienza di reporter di guerra in tutti i maggiori conflitti del nostro tempo. E’ emersa non solo la sua grande professionalità ma soprattutto quella sensibilità femminile che le ha permesso di “fare suoi” il dolore e l’orrore della guerra.
Giuliana Sgrena
Giornalista italiana (n. Masera, Verbania, 1948). Ha intrapreso la carriera giornalistica all’inizio degli anni Ottanta lavorando per la rivista Pace e guerra e nel 1988 è approdata a Il Manifesto, occupandosi soprattutto di temi relativi alla cultura islamica e alla condizione delle donne nei Paesi musulmani. Corrispondente estera in Paesi quali, tra gli altri, l’Algeria, la Somalia, la Palestina e l’Afghanistan, nel febbraio 2005 è stata rapita da un gruppo armato della resistenza contro l’occupazione statunitense dell’Iraq mentre si trovava a Baghdad come inviata de Il Manifesto, e liberata nel mese successivo dai servizi segreti italiani; nell’operazione perse la vita N. Calipari, funzionario del SISMI (Servizio Informazioni e Sicurezza Militare) che aveva condotto le trattative per il rilascio. Insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2003) e del premio giornalistico Saint Vincent (2005), nel 2009 si è candidata alle elezioni europee nelle fila del partito Sinistra e libertà, non essendo eletta. Dal 2011 si è dedicata all’analisi dei movimenti rivoluzionari della Primavera araba, e nel decennio successivo alla denuncia delle discriminazioni di genere nel mondo islamico. Oltre che con Il Manifesto, collabora con Rainews 24, con il settimanale tedesco Die Zeit e l’agenzia internazionale di informazione IPS. Della sua densa produzione saggistica si citano qui: Alla scuola dei taleban (2002); Il fronte Iraq: diario di una guerra permanente (2004); Fuoco amico (2005); Il ritorno – Dentro il nuovo Iraq (2010); Dio odia le donne (2016); Manifesto per la verità. Donne, guerre, migranti e altre notizie manipolate (2019); Donne ingannate. Il velo come religione, identità e libertà (2022). Giuliana Sgrena: Baghdad, i giorni del sequestro (con I. Carbone, 2022
Fonte: Treccani.it
