Le nostre vite sono rese possibili da relazioni, con l’ambiente, con gli altri, con gli strumenti del nostro lavoro. Alcune sono così essenziali che se vengono meno, perdiamo una parte della nostra identità.
Il cortometraggio racconta le relazioni essenziali di Sacha, un pescatore di Carloforte (Isola di San Pietro, Sardegna): il suo rapporto speciale con il mare, con le persone e la natura della sua isola. Storie di una vita legata al mare, che si leggono nelle mani di chi ancora sa riparare le reti: Sacha è figlio di pescatori, studente al Nautico, poi ufficiale di macchine su grandi mercantili, e infine “piccolo” pescatore sul gozzo che già era di suo padre. Un’esistenza semplice e concreta, tra falchi e scogliere, ricca di una grande umanità sostenuta dall’amicizia: il legame con il mastro d’ascia, la piccola economia del baratto che dribbla il denaro, il dialetto tabarchino radice che lega gli abitanti dell’isola e rinforza il valore della condivisione. Un valore fondamentale, sancito nella “casciandra”: l’aiuto reciproco che diventa festa, tra fuoco, cibo, fatiche, gioie e musica. Il film fa parte di un progetto più ampio che vuole raccontare nelle sue sfumature, la rete delle relazioni che è trasversale e ci riguarda tutti. Una rete ricca e stimolante di cui essere consapevoli e con cui confrontarsi per cambiare e trovare strade nuove e felici, in armonia con se stessi, la natura e il Pianeta.
Una piccola avvertenza: i protagonisti di questa storia sono particolarmente indisciplinati. Abbiamo provato a bloccarli dentro la pellicola, a montarli, a dargli dei confini precisi, ma non siamo del tutto sicuri che ci ascolteranno fino all’ultimo minuto. Quindi, se durante la serata doveste notare qualche anomalia o se la finzione dovesse iniziare a straripare nella realtà… beh, sappiate che fa tutto parte del piano. O quasi!
Giulio Caresio
Nato a Torino nel 1973 e laureato in fisica teorica, ho trasformato curiosità e spirito di ricerca nel filo conduttore di un percorso personale e professionale tra giornalismo, editoria, arte contemporanea, fotografia e video, che mi ha portato a mettere in relazione persone, progetti, temi e discipline differenti. Negli anni Novanta ho studiato cinematografia con Fernando Solanas e da allora, accanto a progetti più personali, ho realizzato diversi video per aziende e nell’ambito dell’arte contemporanea, tra cui Giorgio Griffa, presentato alla Biennale di Venezia del 2017, e La Recherche, per il Centre Pompidou, nel 2020. Desidero ora concentrarmi sul raccontare storie, valori, emozioni e pensieri maturati attraverso una vita di lavoro e di relazioni con persone speciali — dalla collaborazione e l’amicizia personale con Guido Ceronetti, all’apnea in profondità con Umberto Pelizzari; dall’esperienza in ecosistemi e ambienti dei parchi alpini, all’incontro con atleti visionari della montagna da caporedattore della rivista ALP, alle relazioni con il mondo dell’arte contemporanea e i suoi protagonisti come curatore e fondatore della Fondazione Giorgio Griffa.
Alessandro Madeddu
Nato a Cagliari nel 1975 e laureato ad Amsterdam in Arts, con una specializzazione in creatività applicata, ho costruito il mio percorso tra Paesi Bassi, Spagna e Italia, lavorando nella pubblicità e nella comunicazione e portando avanti, parallelamente, una passione per la fotografia che nel tempo è diventata uno strumento sempre più importante di osservazione e relazione. Tornato in Italia, ho continuato a lavorare nel campo della comunicazione, concentrandomi soprattutto su temi sociali, ambientali e legati alla salute. Collaboro con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con diverse realtà pubbliche e private. Ho co-creato MedSeaPOD, progetto di citizen science che misura il riscaldamento del Mediterraneo e che ha ricevuto il riconoscimento UNESCO come Ocean Decade Action. La fotografia è rimasta il modo più diretto per entrare in relazione con gli ambienti e con chi li abita. Negli anni mi sono avvicinato sempre più alla fotografia subacquea e ambientale, cercando attraverso le immagini di raccontare la trasformazione degli ecosistemi, la loro fragilità e gli effetti del cambiamento climatico, mantenendo al centro uno sguardo personale, curioso e attento alle connessioni tra persone, natura e territorio.
Tonino Sanna
Di lontane origini ponzesi, dopo una vita di mare, sostenuto dalla sua passione per le barche, Tonino Sanna intraprende nel 1984 la carriera di maestro d’ascia, non per tradizione famigliare, ma tramite un corso regionale presso il cantiere di Francesco Biggio. Poi ha occasione di lavorare con diversi maestri d’ascia dell’Isola di San Pietro (Rossino, Giovannino Biggio, ecc..) e dal 1989 si mette in proprio, lavorando presso il cantiere di Rivano. Nel 1997 apre il suo cantiere dove si dedica alla costruzione artigianale di barche da diporto in legno, alla produzione di alberature e bozzellame, alla creazione di interni, al ripristino di ponti in teak e iroko, e al restauro di barche classiche o d’epoca. Si distingue sempre per la grande sensibilità che riversa nel suo lavoro come nei suoi racconti orali e scritti che testimoniano il suo profondo legame con Carloforte e il mare. Da pochi anni ha venduto il suo cantiere, in cui continua un’attività ridotta per clienti affezionati e per i tanti amici.

